Gutta cavat lapidem: il nuovo trattamento del credito Leasing nel fallimento

a cura dell'avv.to Gianfranco Benvenuto

   pubblicato da Diritto24 il 17 aprile 2019

La Cassazione con la rivoluzionaria sentenza n 8980 il 29 marzo 2019 ha tracciato una nuova linea interpretativa sul fronte del trattamento del credito del concedente un bene in leasing risolto per inadempimento dell’utilizzatore ante fallimento.

Come noto l’art 72 quater l. fall. ha introdotto una disciplina unitaria del leasing improntata alla causa del contratto di finanziamento che non tiene più conto della distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento; tuttavia questa nuova disciplina trova applicazione solo nel caso del contratto sciolto dal curatore successivamente alla dichiarazione di fallimento.

Per i contratti risolti per inadempimento dell’utilizzatore anteriormente al fallimento la giurisprudenza ha sempre ritenuto sussistere la differenziazione tracciata dalla stessa Cassazione, tra leasing di godimento e leasing traslativo, ritenendo applicabile al primo, in caso di risoluzione, l’art 1458 c.c. e al secondo l’art 1526 c.c. (Cass Sez.Un. n 65/1993).

Le società di leasing hanno incessantemente continuato ad invocare l’applicazione dell’art 72 quater l. fall. anche ai casi di risoluzione anteriori al fallimento, scontrandosi però sempre contro un orientamento granitico della Cassazione, indifferente del fatto che alcuni tribunali (Trib Padova 14/04/2014; Trib Treviso 06/05/2011; Trib Perugia 05/06/2012; Trib Vicenza 18/09/2012, Trib Udine 10/02/2012) avessero nel passato tentato di sostenere che la sostanziale identità di effetti tra le due ipotesi meritasse un trattamento identico fondato sull’art 72 quater l. fall. che già disciplina la tematica dello scioglimento del contratto di leasing.

L’orientamento della Cassazione si è mostrato indifferente anche alla novità introdotta con la L 124/2017 che ai commi da 136 a 140 dell’articolo unico ha disciplinato, per il futuro, il contratto di leasing attribuendogli (per la prima volta) una definizione e regole per il caso di risoluzione del contratto al fine di evitare che una delle due possa ricavare dalla risoluzione più di quanto avrebbe ricevuto in caso di esecuzione fisiologica del rapporto.

La disciplina della L 124/2017 si ispira a quella adottata dal legislatore fallimentare migliorandola attraverso la previsione di cessioni con procedure competitive volte ad evitare che la “svendita” del bene recuperato danneggi il contraente moroso tenuto comunque a rifondere il danno del concedente nella misura pari alla somma delle rate scadute e a scadere in linea capitale al netto del ricavato dalla vendita del bene.

Infine le società di Leasing hanno cercato di eludere l’applicazione dell’art 1526 c.c. attraverso l’introduzione nei contratti di una clausola “c.d. di deduzione” prossima al meccanismo di cui all’art 72 quater l. fall. per effetto della quale deve essere riconosciuta al concedente la somma dei canoni scaduti e a scadere nonché del prezzo del riscatto decurtato del prezzo di riallocazione del bene.

La Cassazione ha tuttavia respinto queste clausole tacciandole di nullità: “per contrarietà all’ordine pubblico economico e alla previsione dell’art 1526 c.c. applicabile in via analogica a tutti i casi di risoluzione anticipata del contratto anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore” (Cfr Cass 15/09/2017 n 21476; Cass. 28/02/2018 n 4698 e la recente Cass 31/10/2018 n 27935).

Giunge dunque come un fulmine a cel sereno la sentenza di Cass. n.8980/2019 che al contrario pronuncia il seguente principio di diritto: “gli effetti della risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell’utilizzatore verificatasi in data anteriore alla data di entrata in vigore della legge 124/2017 sono regolati dalla disciplina dell’art72 quater l. fall. applicabile anche al caso di risoluzione del contratto avvenuta prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore”.

Il revirement del S.C. è stato ritenuto opportuno non già in ragione del carattere retroattivo della nuova disciplina della L 124/2017 non applicabile per effetto del principio “tempus regit actum”, ma dalla necessità di “fare concreta applicazione della c.d. interpretazione storico-evolutiva secondo cui una determinata fattispecie negoziale per quegli aspetti che non abbiano esaurito i loro effetti non può che essere valutata sulla base dell’ordinamento vigente posto che l’attività ermeneutica non può dispiegarsi “ora per allora” ma all’attualità”.

La sentenza coglie anche l’occasione per correggere alcune storture introdotte con un eccesso di rigidità interpretativa con le precedenti pronunce di Cassazione n.17577/2015 e n.21213/2017 con le quali il S.C. affermava che il credito del concedente verso il fallimento fosse segmentabile in due momenti di cui il primo, afferente il credito scaduto, insinuabile tempestivamente mentre il secondo, riferito al credito a scadere, da insinuare tardivamente in quanto eventuale.

Nella recente sentenza invece la Cassazione afferma che il credito complessivo del concedente può essere fatto valere tutto in un unico momento previa stima del valore di mercato del bene disposto dal G. Delegato in sede di accertamento del passivo.

Eventuali rettifiche sulla base di quanto effettivamente realizzato dalla vendita del bene potranno poi essere fatte valere in sede di riparto.

Gianfranco Benvenuto
Avvocato civilista nel foro milanese dal 1988, dal 1990 collaboro con la sezione fallimentare del Tribunale di Milano: come avvocato, curatore di fallimenti e commissario giudiziale nei concordati. Dal 2002 lavoro per la Procura di Milano come perito fallimentare, e dal 2006 sono delegato alle vendite giudiziarie. Sono iscritto all’albo dei patrocinanti in cassazione dal 2008.
di Gianfranco Benvenuto / 2 commenti /

2 thoughts on “Gutta cavat lapidem: il nuovo trattamento del credito Leasing nel fallimento”

  1. (RE)INTEPRETAZIONE “STORICO-EVOLUTIVA” DELL’ART. 72 QUATER L. FALL.
    E SUA CONSEGUENTE APPLICAZIONE ANALOGICA A FONDAMENTO DI UN IMPORTANTE “REVIREMENT” DELLA CASSAZIONE.
    IL PROBLEMA E’ CHE LA NORMA E’ ECCEZIONALE E, COME TALE, SOGGETTA ALL’ART. 14 DELLE PRELEGGI.
    (nota a Cass. Civ., Sez. I, sent. 29 marzo 2019, n. 8980 – Pres. Didone, Rel. Federico)

    Leggendo le motivazioni della sentenza in commento si ha sin da subito contezza del grande impegno “ostetrico” profuso dal Collegio decidente per dar conto delle ragioni del “revirement”, con cui la Corte Suprema, dopo aver ritenuto la questione meritevole della trattazione in pubblica udienza, ha fatto proprio l’indirizzo di quella parte della giurisprudenza di merito, secondo cui, in caso di leasing “traslativo” dichiarato risolto dalla banca concedente per inadempimento dell’utilizzatore antecedentemente alla dichiarazione di fallimento di quest’ultimo ed anche all’entrata in vigore della L. 124/2017 (recante la prima disciplina generale della materia della locazione finanziaria), deve ritenersi applicabile in via analogica l’art. 72 quater L. Fall. (scioglimento del contratto di locazione finanziaria ad opera degli organi fallimentari, introdotto dal D.Lgs. 5/2006), senza che sussistano più ragioni per continuare ad applicare in via analogica l’art. 1526 c.c., considerato che proprio la nuova L. 124/2017 ha disciplinato la locazione finanziaria come fattispecie unitaria, senza minimamente considerare la distinzione giurisprudenziale tra leasing “di godimento” e leasing “traslativo” e la correlativa diversità di trattamento loro riservata fino ad oggi.
    Cionondimeno queste motivazioni suscitano motivi di perplessità.
    Mi limito qui ad indicarne uno.
    Nella sentenza si afferma di preferire l’opzione per “l’applicabilità in via analogica della novella [n.d.r.: L. 124/2017] e dei suoi principi ispiratori alla fattispecie in esame” perché opzione “fondata sulla generale portata della novella ai fini dell’interpretazione sistematica”, concludendosi per “l’applicabilità alla fattispecie in esame, in via analogica, della disciplina dettata dall’art. 72 quater legge fall.”, dovendosi fare “concreta applicazione della c.d. interpretazione storico-evolutiva” (che è una species dell’intepretazione sistematica).
    Il ragionamento pare essere stato il seguente: l’art. 72 quater L. Fall. va (re)interpretato in chiave “sistematica” e, più precisamente, “storico-evolutiva” in ragione della novella di cui alla L. 124/2017, potendosene fare poi applicazione in via analogica, appunto, anche al caso di risoluzione del contratto di leasing dichiarata dal concedente prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore inadempiente.
    A questo punto, pare opportuno far presente quanto segue:
    – l’art. 72 quater L. Fall. è disposizione pacificamente “eccezionale” perché derogatrice al principio generale della par condicio creditorum (v. negli stessi esatti termini, da ultimo, Cass. 18 giugno 2018 n. 15975 e Cass. 04 febbraio 2019 n. 3200);
    – ai sensi dell’art. 14 delle Preleggi., “le leggi…che fanno eccezione a regole generali od ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati”, il che comporta che le norme eccezionali, in quanto tali, non possono essere oggetto di applicazione analogica, ammettendosi esclusivamente la loro interpretazione cd. “estensiva”, con la quale si attribuisce alle parole della legge un significato più ampio di quello letterale, atteso che quest’ultima operazione esegetica non amplia il contenuto effettivo della norma, ma impedisce che fattispecie ad essa soggette si sottraggano alla sua disciplina per un ingiustificato rispetto di manchevoli espressioni letterali (e quindi non può essere il caso dell’art. 72 quater);
    – il comma 140° dell’art. 1 della L. 124/2017 prevede che “Restano ferme le previsioni di cui all’articolo 72-quater del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,…”, a chiara conferma del carattere eccezionale di detta previsione, atteso che, se il legislatore, in sede di disciplina generale della materia della locazione finanziaria, avesse effettivamente voluto uniformare o parificare il caso dello scioglimento del leasing da parte del curatore dopo la dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore a quello di sua risoluzione ad opera del soggetto concedente prima della dichiarazione di fallimento, avrebbe senz’altro tralasciato di introdurre questo espresso richiamo, sintomatico invece della separatezza della fattispecie regolata dalla norma in questione, con il che, sotto il profilo sia logico sia speculativo, viene meno ogni possibilità di “assorbimento” in via di interpretazione “storico-evolutiva” dell’art. 72 quater L. Fall. nell’alveo della novella di cui alla L. 124/2017: il fatto che quest’ultima abbia normato gli effetti della risoluzione dichiarata dal concedente per inadempimento dell’utilizzatore sulla falsariga di quelli già previsti per il caso di scioglimento del leasing ad opera del curatore durante la procedura fallimentare non fa in alcun modo venir meno il carattere di eccezionalità proprio della previsione di cui all’art. 72 quater.
    Ciò posto, ci si chiede:
    – non è forse vero che una norma eccezionale come l’art. 72 quater non può essere oggetto di applicazione analogica, né tantomeno di interpretazione che non sia, al limite, quella meramente estensiva?
    – non è forse vero che l’art. 72 quater, pur dopo la comparsa nell’ordinamento della disciplina generale relativa alla locazione finanziaria, ha continuato a mantenere integra la sua natura di norma eccezionale, restando norma derogatrice al principio generale della par condicio creditorum, tanto da meritare l’apposito espresso richiamo di cui al comma 140° dell’art. 1 della L. 124/2017?
    In conclusione, pare potersi dubitare proprio dello stesso impianto logico-giuridico della sentenza.
    Nella fatica ermeneutica relativa all’art. 72 quater, il “rasoio di Occam” sarebbe ancora una volta soddisfatto con il semplice ricorso alla formula tempus regit actum.
    Pazienza se ciò, ovviamente, scontentasse i soggetti concedenti, in ragione della prosecuzione dell’applicabilità dell’art. 1526 c.c. ai casi di leasing (unicamente) traslativo risolto dal concedente prima dell’entrata in vigore L. 124/2017, nel nostro caso non potendo ovviarsi alla manchevolezza del legislatore del 2017, nel non aver previsto alcuna disciplina intertemporale, ricorrendo prima alla (re)interpretazione logico-sistematica di una norma eccezionale e poi addirittura alla sua applicazione analogica, senza tener conto dell’inibizione di cui all’art. 14 delle Preleggi, per di più senza motivare alcunchè al riguardo.
    A mio parere, pertanto, “ista gutta lapidem minime non cavat”!

    avv. Filippo Quattrin (foro di Verona)

    1. Caro Avv.to Quattrin

      Le Sue considerazioni sono corrette e condivisibili ed infatti la stessa Corte di Cassazione con la sentenza del 17/04/2019 n 10733 (sezione VI) si è successivamente pronunciata in termini restauratrici e con una tale quantità di richiami a precedenti conformi da risultare in polemica con l’indirizzo da poco coniato dalla Sez I della stessa Cassazione con la sentenza n 8980/2019: vediamo chi la spunterà.

      Poiché la materia è in naturale esaurimento non so neppure se sarà opportuno il coinvolgimento delle Sez Unite

      La ringrazio per le osservazioni

      cordialità

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