Legge sulla concorrenza e soluzione della crisi d’impresa

L’apertura del settore farmacia alle società di capitali ha una ricaduta positiva: la possibilità di superare una crisi d’impresa mediante il ricorso ai capitali privati

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Come noto, la legge sulla concorrenza ha introdotto la possibilità che anche le società di capitali siano titolari di farmacie. La novità è stata oggetto di aspre critiche, poiché intesa quale portatrice del rischio di invasione del mercato da parte di capitali forti. Vi sono tuttavia alcuni aspetti positivi della riforma, degni di essere portati all’attenzione dei farmacisti in quanto costituiscono delle opportunità per la salvaguardia del loro patrimonio personale e del valore dell’azienda. Nel numero di ottobre 2017, abbiamo analizzato come cambia il regime di responsabilità patrimoniale del farmacista in ipotesi di trasformazione da società di persona / ditta individuale a società di capitali, giungendo alla conclusione che la trasformazione, sebbene non permetta ai farmacisti titolari / soci illimitatamente responsabili di liberarsi dai debiti pregressi, off e uno strumento protettivo del patrimonio del singolo in relazione alle obbligazioni da contrarre in futuro, per le quali risponderà esclusivamente la società di capitali. In questo numero intendiamo esplorare un’altra ricaduta positiva dell’apertura alle società di capitali, data dalla possibilità di superare una crisi d’impresa mediante il ricorso ai capitali privati.

Il capitale come strumento di aiuto al risanamento dell’impresa

Dall’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, il timore più ricorrente fra gli operatori del settore è che capitali solidi invadano il mercato, acquisendo le farmacie più deboli o che stanno attraversando un periodo di crisi; la presenza più minacciosa è costituita dai grossisti che, per via del rapporto privilegiato con i propri clienti, hanno un più facile accesso alle informazioni inerenti lo stato di salute delle farmacie e sono i primi recettori della situazione di crisi. La minaccia non è del tutto infondata; anzi, i timori sono stati alimentati proprio dal comportamento aggressivo di taluni soggetti che hanno reagito alla crisi dei propri clienti e a ritardi nei pagamenti con pesanti pressing, seguiti talvolta dal deposito di istanze di fallimento nell’ottica di acquistare l’azienda farmacia, per interposta persona, al minor prezzo stabilito in sede di asta fallimentare.
In questo scenario, il ricorso al capitale di rischio è un valido strumento di aiuto al risanamento dell’impresa, che consente anche di fronteggiare l’avanzata dei grossisti.
A tale proposito, ricordiamo che entro i primi mesi del 2018 vedrà la luce un’altra riforma epocale del sistema giuridico italiano: la riforma della legge fallimentare.
Il disegno di legge (già approvato alla Camera, cui seguirà a breve l’emanazione dei decreti legislativi) prevede l’introduzione di una fase preventiva di allerta, volta ad anticipare l’emersione della crisi; si tratta di uno strumento stragiudiziale e confidenziale di sostegno alle imprese, diretto a una rapida analisi delle cause del malessere economico e finanziario dell’impresa e a indirizzare il debitore verso gli organismi di composizione assistita della crisi. Sugli organi di controllo societari e sugli organi di revisione incomberà l’obbligo di avvisare immediatamente gli amministratori dell’esistenza di indizi fondati di uno stato di crisi e se a detti avvisi non seguirà una risposta adeguata, gli stessi organi dovranno rivolgersi direttamente agli organismi di composizione della crisi.
Per rafforza e l’efficaci di detti strumenti, il disegno di legge prevede inoltre che siano estesi i casi nei quali è obbligatoria la nomina di un organo di controllo o di un revisore, prevedendo la nomina obbligatoria quando la società, per due esercizi consecutivi, presenta attivi o ricavi delle vendite superiori a due milioni di euro o un numero di dipendenti pari o superiore a 10. Il limite di fatturato sopra indicato è facilmente raggiungibile da farmacie di medie dimensioni, pertanto è molto probabile che in seguito all’entrata in vigore della riforma fallimentare numerose farmacie, organizzate sotto forma di società di capitali, saranno tenute a nominare un organo di controllo che sorveglierà sullo stato di salute economico-finanziaria della società. È fondamentale, quindi, che nell’ipotesi in cui il farmacista titolare o socio illimitatamente responsabile consideri di optare per la trasformazione in società di capitali, egli analizzi la situazione debitoria che sarà trasferita sulla nuova realtà giuridica.
È necessario che il farmacista prenda anzitutto coscienza delle difficoltà che interessano la farmacia e, coadiuvato dai propri consulenti di fiducia (commercialista, avvocato) comprenda se si è di fronte a una temporanea difficoltà superabile con interventi di carattere manageriale (ad esempio, con una diversa organizzazione e gestione del magazzino o mediante l’adozione di strategie di vendita più efficaci ovvero se la farmacia versi in stato di crisi, se non addirittura di insolvenza, tale da rendere necessario l’accesso a una procedura concorsuale.

L’intervento del capitale per la farmacia in stato di crisi

Nell’ipotesi di insolvenza della farmacia, l’intervento di nuovi capitali agevola il risanamento d’impresa e consente al farmacista di difendersi dall’attacco dei capitali forti, già operanti nel settore, coinvolgendo soggetti fidati e vicini che credano nella sua capacità imprenditoriali e nella validità del progetto.
Il farmacista può infatti decidere di affianc e alla trasformazione in società di capitali un intervento di ricapitalizzazione della società da parte di soggetti a lui vicini, che entreranno in società quali nuovi soci, con conseguente apporto di capitale sociale, oppure può optare per la costituzione di una new-co in cui egli conferirà l’azienda farmacia, mentre i nuovi soci apporteranno capitali di rischio.
L’operazione di ricapitalizzazione può essere inserita in un piano concordatario in continuità aziendale (vedi Tema Farmacia n°8, settembre 2017, ndr) che consente di risanare le esposizioni debitorie pregresse proseguendo l’attività di impresa, oppure nell’ambito di procedure più ‘snelle’ quali l’accordo di ristrutturazione dei debiti (che richiede un intervento marginale del Tribunale) e il piano attestato di risanamento (che non prevede alcun intervento giudiziario). Si consideri inoltre che la riforma della legge fallimentare prevede misure premiali per l’imprenditore che tempestivamente si rivolge all’organismo di composizione della crisi, in attuazione delle procedure di allerta, o che fa ricorso agli altri istituti per la risoluzione concordata della crisi; in particolare il legislatore ha previsto ipotesi di non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per i debiti fiscali

Gianfranco Benvenuto
Avvocato civilista nel foro milanese dal 1988, dal 1990 collaboro con la sezione fallimentare del Tribunale di Milano: come avvocato, curatore di fallimenti e commissario giudiziale nei concordati. Dal 2002 lavoro per la Procura di Milano come perito fallimentare, e dal 2006 sono delegato alle vendite giudiziarie. Sono iscritto all’albo dei patrocinanti in cassazione dal 2008.
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