Ristrutturazione aziendale: un leader del mercato agroalimentare

Una storia complicata da difficoltà aziendali e giuridiche, risolta grazie alla valutazione del contesto e a un piano "di gruppo" per le due aziende coinvolte.

Premesse

L’azienda

Un’importante attore del settore agroalimentare con un fatturato prossimo ai 100.000.000 euro annui.

Settore e attività

L’azienda opera nel settore del trading e dello stoccaggio di prodotti cereagricoli, nella lavorazione e traformazione della materia prima (colza, girasole e soia) in olio a uso alimentare e prodotti per la zootecnia. L’attività si sviluppo con due società controllate l’una dall’altra.

La caratteritica che rende unica l’attività sono i processi rigorosamente biologici in fase di stoccaggio e di trasformazione.

L’impianto è fra i più grandi in Europa, e l’azienda è la più importante in Italia nel suo settore: tanto che la sua capacità di produzione è superiore alla somma di tutte le concorrenti.

Anche per questo, la materia prima deve essere acquistata all’estero – nei mercati globali dov’è garantita la stabilità della produzione stagionale.

Le ragioni della crisi

Le ragioni sono innanzituttoI di carattere finanziario: dovuti a forti debiti con le banche, che hanno stretto sempre di più l’accesso al credito , e impedito alle società di operare sopra alla soglia del cosiddetto break even (vendite necessarie a pareggiare le spese).

I problemi di partenza

Abbiamo individuato difficoltà in due ambiti: aziendale e giuridico.

Difficoltà aziendali

  1. Immobilizzazioni di elevato costo originario, ma di modesto significato economico residuale: si tratta infatti di impianti dove i costi di smontaggio, in caso di liquidazione, avrebbero assorbito soprattutto il valore commerciale
  2. Posizione dei capannoni. In parte di proprietà e in parte in leasing, sono in un’enclave che li rende poco utilizzabili autonomamente
  3. Destinazione aziendale dei capannoni. Mirata a ospitare gli impianti, che sono però difficili da smobilizzare, e avrebbero inciso sul prezzo di vendita dei capannoni stessi
  4. Peculiarità del processo produttivo. La sua interruzione bavrebbe provocato il collasso degli impianti: la sedimentazione di grassi ostruttivi è difficile da rimuovere dopo settimane di inattività.
  5.  Perdita di personale specializzato. Provocata dall’allontanamento spontaneo di parte della forza lavoro, che rappresenta il know how dell’azienda

Difficoltà giuridiche

  1. Perdita del capitale per entrambe le società coinvolte: questa circostanza avrebbe reso problematica l’eventuale fusione<
  2. Difficoltà di dialogo comune con i 16 istituti di credito dov’èdistribuito l’elevato debito finanziario
  3. Appartenenza ad aree differenti delle due sedi societarie, comprese nei circondari di due tribunali – che avrebbero imposto il deposito di diverse domande di concordato
  4. Notifica di due accertamenti fiscali del valore complessivo di oltre €4.000.000, proprio a ridosso della domanda di concordato
  5. Sospensione della licenza “bio”, legata a procedimenti giudiziari in cui sono coinvolti gli enti certificatori
  6. Presenza di ipoteche giudiziarie sugli immobili di proprietà

Soluzioni

Strategia: i presupposti

Le caratteristiche dell’azienda rendono impraticabile la soluzione liquidatoria della crisi.

Non solo per la contrarietà a perdere un mercato dove la debitrice era leader mondiale (con le inevitabili ripercussioni anche sui livelli occupazionali), ma soprattutto per l’oggettiva incapienza dei beni di fronte ai debiti verso le banche ( circa €24.000.000) e verso le pretese dell’Agenzia delle entrate.

Inoltre, una delle due società non ha patrimonio ma è custode del processo aziendale produttivo, mentre l’altra (controllante) è titolare dei beni e degli impianti utilizzati dalla prima: in questo modo, la controllante è vulnerabile anche alle azioni esecutive che rischiano di sottrarre gli strumenti produttivi alla controllata.

E c’è un’altra complicazione: come visto, la controllata non può interrompere il processo produttivo a lungo, perché rischia di danneggiare l’impianto.

Linee di intervento

  1. messa in liquidazione della controllante. Che comporta il licenziamento di buona parte del personale – con il mantenimento delle figure che sostengono l’attività produttiva, e l’orientamento di tutte le risorse dell’attività di stoccaggio al sostenimento della società in liquidazione
  2. deposito di un concordato prenotativo a favore della controllante presso il tribunale competente, così da impedire il consolidamento delle ipoteche iscritte

Nel frattempo

  1. la controllata è avviata a contratti di produzione per conto terzi di materiale non “bio” (vista la sospensione dell’ente certificatore)
  2. Iniziamo un nuovo dialogo con le banche, presentando un BP relativo alla prosecuzione dell’attività. Lo scopo teso è di convincerle che la continuità aziendale è l’unico strumento adatto a risolvere la crisi.
  3. Promuoviamo il BP per cercare un imprenditore capace di assorbire l’azienda (rivolgendoci anche ad un cinsulente finanziario in grado di fare selezione). E Q quasi subito si capisce che i competitor nazionali sono troppo piccoli per “digerire” il boccone: forse mirano più a una manovra di eliminazione dell’azienda in crisi piuttosto che al suo assorbimento.
  4. Avviamo le azioni di fronte alla commissione tributaria e all’organo di giustizia amministrativa per contrastare rispettivamente la pretesa fiscale e quella del blocco dell’attività “bio”

Dopo qualche mese è individuato rintracciato un investitore serio e affidabile: un fondo specializzato in iniziative di soluzione di crisi, che inizia l’operazione di due diligence aziendale e dei mercati.

Allo scadere del 4° mese dal deposito della domanda di concordato ne chiediamo con successo la proroga per altri due mesi, sino alla fine dell’anno. A questo punto arriva l’offerta da parte del fondo, declinata in una proposta di affitto delle due aziende e disponibilità irrevocabile all’acquisto.

Risultati

Due domande, una sede.
Il piano “di gruppo”.

Sulla base di questa offerta si organizza su un complesso piano concordatario “di gruppo”: prevede il deposito in una sola sede di tribunale delle due domande di concordato – che riguardano le due aziende coinvolte in un’unica ristrutturazione.

La soluzione dell’unica sede si fonda su tesi giuridiche volte a superare l’ostacolo della competenza legata alla sede legale, a favore di quella dipendente dalla sede effettiva delle due società. Sede che coincide con la località dove è stato individuato il cuore pulsante dell’organizzazione aziendale.

L’operazione è preparata con attenzione: in particolare, anticipiamo a entrambe le sedi giudiziarie lo spostamento, in modo da minimizzare le possibili accuse di strumentalizzazione della scelta.

La proposta concordataria

La proposta concordataria si fonda principalmente su

  • l’offerta raccolta dal fondo, teso all’affitto e conseguente acquisto dell’attività produttiva subordinata alla fusione delle due società (la cui realizzazione non è immediata, visto che entrambe le società hanno perso il capitale)
  • il pagamento integrale del ceto privilegiato, con un’offerta remissoria rivolta alla platea dei creditori chirografari

L’offerta è poi sottoposta ad altre condizioni operative, legate all’affitto aziendale (per esempio, l’adesione delle organizzazioni sindacali all’affitto, e l’ottenimento da parte dell’affittuaria delle certificazioni “bio” necessarie a svolgere l’attività): tutte ovviamente perfezionate prima dell’ammissione al concordato.

Il tribunale ha aderito all’impostazione offerta, che è stata ritenuta rispettosa dei precetti normativi, della giurisprudenza sui punti di criticità e, soprattutto, dell’interesse dei creditori.

E ha disposto l’ammissione del concordato, e autorizzato l’affitto d’azienda con la prospettiva dell’acquisto.

Gianfranco Benvenuto
Avvocato civilista nel foro milanese dal 1988, dal 1990 collaboro con la sezione fallimentare del Tribunale di Milano: come avvocato, curatore di fallimenti e commissario giudiziale nei concordati. Dal 2002 lavoro per la Procura di Milano come perito fallimentare, e dal 2006 sono delegato alle vendite giudiziarie. Sono iscritto all’albo dei patrocinanti in cassazione dal 2008.
di Gianfranco Benvenuto / Commenti disabilitati su Ristrutturazione aziendale: un leader del mercato agroalimentare / 3
However the greatest problem had been however in the future, also it had been driven with replica watches. With the 60s as well as 1970's, businesses such as Bulova as well as fake watches started improvement of the digital view. As soon as Seiko obtained blowing wind of the brand new technologies, these tag heuer replica uk required the idea as well as went by using it, leading to what's right now referred to as the actual 'quartz crisis'. Through the late-seventies, quartz rolex replica sale had been becoming manufactured in this kind of amounts which their own price plummeted, producing mechanised wrist watches very costly in comparison. Most of the conventional rolex replica a number of who have been generating swiss replica watches for hundreds of years, disappeared, swept below through the enormous promoting energy from the quartz view. With regard to Rolex, there is just one point for this, which had been to create the actual Oysterquartz.